Presentazione del progetto di restauro

L’attuale Chiesa, frutto d’importanti trasformazioni avvenute intorno al 1616-17 (quando fu invertito l’orientamento), è di antica fondazione ed è forse da identificare con una delle due Chiese possedute a Mendrisio dal convento di S. Pietro a Lodi citate nel 886; documentata dal 1518, dal 1585 è gestita dalla Confraternita del SS Sacramento.

Della struttura romanica si conserva, a sinistra della facciata, il campanile, tardo XII sec., rialzato nella prima metà del ‘600. Edificio a una navata con volta a botte, coro quadrangolare a ovest e cappella laterale a nord; a sud è l’antico oratorio dei confratelli coperto da due volte a crociera e riferibile, probabilmente, ad una precedente costruzione. La sacrestia a nord risale al 1736. Facciata a capanna con ampia finestra termale barocca. Interno con dipinti di gusto romantico attribuiti ad Angelo Sala detto il Saletta, eseguiti negli anni 1848-51. Cappella maggiore cinta da balaustra in marmo di Arzo del 1713, con altare a colonne in stucco e tela della Natività della Vergine (su modello di Pier Francesco Mazzuchelli detto il Morazzone), attribuita a Giovan Battista Recchi e attorniata da affreschi con episodi ed emblemi mariani pure di scuola morazziana, tutte opere della prima metà del XVII sec. Nella cappella laterale di S. Carlo, eretta nel 1656-57 dalla famiglia Torriani e coperta da cupola ellittica a lanterna d’ispirazione romana: imponente altare in marmo con statue in terracotta del titolare di Agostino Silva, 1662-63. Affreschi di Giovan Battista Bagutti con scene della vita di San Carlo (lunette) e putti (lanternino), inizio XIX sec. Sulla facciata interna ad ovest: pregevole affresco con l’immagine miracolosa della Madonna, tardo XV secolo. Sempre all’interno sulla facciata a nord lapide del balivo Grimm, 1632.

Fin qui, in maniera succinta, la storia dell’edificio sacro.


Passando a vicende più recenti.
Dopo l’istituzione di un Comitato restauri, formato dalla medesima compagine che si era adoperata per riconsegnarci nel suo massimo splendore la Chiesa di San Giovanni, nel settembre dell’anno 2000 all’architetto Lino Caldelari e al signor Silvano Gilardi viene conferito il mandato di elaborare un progetto di restauro della Chiesa di S. Maria.
Nel maggio 2001 lo stesso viene sottoposto all’attenzione del competente Ufficio cantonale dei Beni culturali e monumentali.
Con quest’ultimo Ufficio inizia una diatriba che si protrae, con fitto scambio di corrispondenza e prese di posizione, fino al mese di ottobre  2009, quando l’architetto Bernhard Furrer, supervisore neutrale accettato dalle parti in causa, presenta la perizia con l’invito ad orientarsi verso un restauro che riporti l’edificio sacro ai fasti ottocenteschi (in pratica il recupero e il restauro dell’opera del Saletta). Si rammenta che il preposto Comitato restauri aveva presentato un progetto di orientato a riportare la Chiesa ai decori sei-settecenteschi.
Mi si permetta una piccola digressione: l’occasione è nuovamente propizia per ringraziare il Comitato restauri per la dedizione e l’amore con cui ha lavorato e difeso le proprie convinzioni sul restauro di Santa Maria, non prima di aver sottolineato come, per lo scrivente Consiglio Parrocchiale, l’accettarne le dimissioni sia stata una scelta difficile e dolorosa.
La domenica 31 gennaio 2010 vede la presenza, presso il salone di Santa Maria, di una affollata e partecipe presentazione da parte dell’architetto B. Furrer delle motivazioni che lo hanno indotto a suggerire il restauro ottocentesco del fabbricato religioso.
Alcuni passaggi della perizia meritano di essere ripresi anche in questa sede.
“Noi contemporanei facciamo parte di una successione di generazioni, non siamo gli ultimi. Abbiamo ereditato tanti pensieri dagli antenati che ci segnano, abbiamo anche preso in consegna i loro monumenti. Abbiamo la responsabilità di trasmetterli in tutta la loro ricchezza ai nostri figli e nipoti. Ogni generazione interpreta differentemente i monumenti. Se togliamo delle parti, queste saranno perse per sempre, non saranno mai più recuperabili e a disposizione per una nuova interpretazione. Una nostra decisione è irreversibile. Questo significa che anche gli strati più recenti di un monumento storico devono essere presi in considerazione. Possono essere rimossi solo a condizione che la loro rimozione non svaluti, nella sua sostanza, la biografia del monumento storico, e che gli specialisti gli attribuiscano un valore subordinato. Dobbiamo quindi essere molto prudenti se rinunciamo ad una parte importante di un monumento” .
Furrer aggiunge: “l’investimento importante nella Chiesa di Santa Maria non può essere scollegato dalla storia del Cantone Ticino. Dopo il tentativo della controrivoluzione del 1841, i liberali sono stati al governo per più decenni (1839-1875). Cercarono di istallare una secolarizzazione della società ticinese, in particolare vi è stato il tentativo di chiudere monasteri, di secolarizzare l’insegnamento. Nel “Sonderbund” del 1847 il Cantone Ticino non partecipò alla guerra civile tra cattolici e riformati, tra conservatori e liberali; il Ticino rimase fedele al governo federale di Berna, nel quale i liberali avevano la maggioranza. Si capisce bene che in questo contesto politico cantonale e federale la parrocchia di Mendrisio, nella sua Chiesa di Santa Maria, voleva presentarsi come istituzione forte e viva, sicura di se stessa, aperta verso l’arte innovativa. Il decoro del 1848 è una testimonianza importante e significativa, in qualche modo “parlante” del rapporto tra Stato e Chiesa, verso la metà del secolo.
Più nello specifico la perizia sottolinea: “quando si entra per la prima volta nella chiesa si capisce come mai il decoro attuale può non piacere.  Si vede una pittura sporca, con lacune considerevoli, con parti mancanti, con ritocchi di scarsa qualità. Attualmente la Chiesa offre un aspetto disastroso. Come semplice immaginare un interno bianco, chiaro, pulito, soprattutto se paragonato alla vicina chiesa di San Giovanni. I dipinti dell’800 hanno la loro propria qualità artistica. I motivi sono sviluppati con grande coscienza, seguono e accentuano l’architettura interna. La maniera di questa pittura evidenzia un’eccellente mano d’artista, che combina leggerezza del pennello nelle parti figurative, con chiarezza nelle parti di finta architettura. Le tinte sono scelte con un concetto chiaro, che contrappone i colori scuri sulla base del marrone/giallo rialzato di bianco con un color blu intenso, creando così una forte atmosfera specifica, al di fuori delle vie battute”
E termina: “Nel complesso l’opera del Saletta ha una grande qualità artistica, che, nello stato attuale, non è facilmente riconoscibile, ma lo sarà senz’altro dopo un restauro adeguato. Sarebbe sbagliato distruggere un decoro dipinto di questa qualità artistica, di carattere omogeneo, di importanza almeno per tutta la regione e di un’espressione molto presente e marcante”.

La perizia fornisce anche precisi indirizzi circa le modalità del restauro. Indirizzi che sono stati prontamente trasmessi all’architetto Renzo Richina di Bironico a cui il Consiglio parrocchiale, dopo aver chiesto consiglio all’Ufficio dei Beni culturali, ha deciso di affidare il progetto di restauro.

Non perdiamo altro tempo. È ora di iniziare i lavori di restauro.
L’edificio Sacro non può aspettare oltre, e pur consapevoli che l’impegno finanziario non è di poco conto, lo scrivente Consiglio parrocchiale è determinato a far sì che il sogno “restauro Santa Maria” si traduca in realtà, per ulteriormente preservare il nostro patrimonio artistico e spirituale.

Costi

Di seguito riportiamo il preventivo di spesa allestito dall’architetto Renzo Richina.
Gli importi sono comprensivi di IVA al 7.6%. Per visualizzare la seconda pagina, cliccare sull'immagine.

Finanziamenti

Il Consiglio parrocchiale, sotto il patrocinio dell’Ufficio beni culturali che ne impone la stesura in quanto documento necessario alla domanda di restauro, ha allestito per il tramite dell’organo di revisione il piano finanziario.
In entrambe le varianti, quest’ultimo, conferma come l’intervento di restauro della chiesa di Santa Maria sia attuabile, alla condizione che per una decina di anni il Consiglio parrocchiale ponga la massima attenzione ai costi di gestione corrente, onde evitare pericolosi indebitamenti, pur coscienti che per alcuni anni il resoconto parrocchiale potrà presentare dei disavanzi d’esercizio.
In cuor suo il Consiglio parrocchiale spera di raggiungere la variante di piano finanziario più favorevole, motivo per cui ci si sta adoperando per richiedere una linea di credito a condizioni particolarmente vantaggiose da parte degli istituti bancari, e alla creazione di un Comitato incaricato di trovare importanti finanziamenti al restauro, senza disdegnare l’obolo dei parrocchiani da sempre attenti alla conservazione degli edifici di culto e ad essi profondamente legati.
Non da ultimo si sottolinea che il Comune della Città di Mendrisio ha promesso al Consiglio parrocchiale l’entrata in materia per quel che concerne l’elargizione di possibile contributo finanziario ai restauri.
Il sussidio cantonale sarà pari al 30% della cifra prevista a preventivo.
Per quanto riguarda l’ulteriore sussidio federale che si situa attorno al 10% si rimane in attesa delle decisioni che verranno prese al termine della moratoria che scadrà alla fine dell’anno 2011. Solo allora si saprà se da parte della Confederazione si tornerà ad elargire sussidi a restauri storici, se verrà mantenuta la percentuale di sussidio, o nella peggiore delle ipotesi gli aiuti federali saranno abbandonati.
Di concerto con l’Ufficio dei beni culturali e ambientali il restauro di Santa Maria verrà comunque inviato al preposto Ufficio federale con la richiesta di sussidio, in attesa della predette decisioni post-moratoria.
Si resta pure in attesa della decisione di un possibile contributo da parte della NCKM.

Il contatto allacciato con il professionista a cui è stato affidato il mandato progettuale ha già impegnato il Consiglio parrocchiale in alcune decisioni. La rinuncia, per il momento agli scavi archeologici interni alfine di preservare il pavimento in cotto ancora in buone condizioni, ma soprattutto eseguito con pianelle oggigiorno non più recuperabili. Il rifacimento totale con nuove piastrelle in cotto avrebbe falsato l’immagine interna della chiesa, mentre una posa dell’attuale pavimento a cui inevitabilmente serviva l’apporto di nuove piastrelle avrebbe avuto come risultato una policromia dal dubbio risultato. Si è quindi optato per la preservazione (con opportuna protezione durante i restauri), e una consona pulizia finale dell’attuale settecentesco pavimento.
Anche gli scavi all’esterno dell’edificio Sacro, si limiteranno, all’inizio, all’apertura del sagrato nella parte a contatto con la facciata ovest per permettere l’opportuna impermeabilizzazione dei muri di fondazione. Qualora, come si ipotizza, predetto scavo portasse alla luce l’antica abside o elementi archeologici di assoluto valore storiografico, il preposto Servizio archeologico cantonale verrà immediatamente contattato ed invitato a voler approfondire ed ampliare la campagna di scavo.

Tramite accordi con la SUPSI è pure possibile un loro coinvolgimento nell’ambito di uno studio sulla “pietra di Saltrio”, per quanto attiene il campanile, con la stesura di un accurato rilievo, mentre nell’ambito dei restauri quest’ultimo sarà oggetto di accurata pulizia e lavori di consolidamento con particolare attenzione alle brecce sulla muratura portante create nel corso degli anni, e al rifacimento degli impalcati lignei.

Ci siamo pure resi conto che il comparto in cui sorge la chiesa di Santa Maria merita, per quel che concerne le proprietà parrocchiali, una rivalutazione. Fuor di dubbio che non possiamo permetterci di giungere al termine dei restauri della Chiesa, senza aver valutato come utilizzare e ammodernare l’intero comparto composto dall’ex casa Pfister, dallo stabile autorimesse-magazzino e dal salone-teatro.
La presenza in seno al Consesso parrocchiale di due validi ed esperti architetti ci ha permesso di dare inizio ad un piccolo studio di fattibilità di ammodernamento, non solo di immagine, del complesso edilizio che gravita attorno a Santa Maria.
Inutile ribadire che l’eventuale attuazione dei contenuti del citato studio, non prima di essere in possesso delle necessarie autorizzazioni, è strettamente legato ai risultati raggiunti in sede di piano finanziario.

La sera dello scorso 25 ottobre  l’Assemblea parrocchiale ha avvallato il relativo messaggio con la richiesta del credito per i restauri in epigrafe.
Malgrado l’importanza del tema in discussione in sala erano presenti una cinquantina di parrocchiani; francamente il Coniglio parrocchiale si attendeva qualche persona in più.
Poco interesse per il restauro o cieca fiducia nel Consiglio parrocchiale?

Mendrisio, 15 dicembre 2010
Massimiliano Ortelli, presidente Consiglio Parrocchiale